Luciano Somma

MELICA DI VITA E DI AMORE

   
MASSIMILIANO BADIALI PREMIA
  LUCIANO SOMMA
  
                6° CONCORSO MECENATE
                   

COMMENTO CRITICO DI MASSIMILIANO BADIALI

Luciano Somma è senz’altro uno dei più conosciuti poeti e cantautori d’Italia. Moltissimo si legge di lui, in quanto è forse lo scrittore italiano del web più cliccato, ma è necessario cercare in questo zapping multimediale, un filo rosso che sovrintende, che analizza l’eziologia e i leitmotiv della sua arte. Parlando dell’uomo, il critico e amico Mauro Montacchiesi scrive: “Zuccheroso, impressionabile ed enigmatico. Dona il suo amore con grande affetto e propensione fisica. In virtù del suo carattere emotivo e magnanimo è incline a riempire la sua vita di obiettivi filantropici. Dalla nascita sente la necessità di appartenere ad un universo totale, di identificarsi in un granello di sabbia di una spiaggia sconfinata. L’aspetto che di più risalta del suo carattere, è quella specie di purezza e di pseudo-ingenuità che sgorga dal suo modo di fare e dai suoi sentimenti. La necessità di essere avvolto dall’amore e da una corazza di difesa, fa di lui un uomo modesto e fedele, in ogni occasione proclive all’abnegazione di sé a vantaggio degli altri. Massima espressione di apertura e di disponibilità, sa benissimo che il genere umano è molteplice e complicato. Tutto ciò stimola in lui fiducia, sogno, pietà e lo irradia di un alone d’incanto e di suggestione.” La poesia nasce dall’osservazione attenta e all’unisono umana dell’umanità che circonda l’uomo, come leggiamo nella poesia Una Luce:
 
Ovunque è violenza!
Cammino…
Sul viso gli schiaffi dell’odio
sui muri lo sputo del disprezzo
negli occhi il soffio della morte
nel cuore un ferro rovente.
La mia coscienza si offusca,
il tempo corre
più veloce della mia memoria,
più non ricordo il sole.
Ad un tratto, improvviso,
il pianto, dimenticato,
il chiaro sorriso di un bimbo
che all’angolo mi tende la mano…
 
 
La poesia di Somma è poesia di denuncia sociale del male di esistere e di vivere:  è poesia civile, come scrive il critico Fulvio Fasullo, liberata dalle castigate geometricità del suo disegno architettonico: “è moderna – per converso – in quanto sicuro elemento d’una mutata realtà, e perché essa riesce a raccogliere e fare proprie quelle istanze sociali che premono – con una baldanza fatta audace da secoli d’imperio – e che peraltro è giusto, è civile, è umano siano infine raccolte e tradotte in fatti concreti”, come leggiamo nella poesia Psico:
                                                                                                    
Nello specchio
un volto:
io!
Mostruosa macchina
condizionata
da troppi,
meschina
ridicola.
E non poterla cancellare
dalla lavagna della vita
con un semplice cassino.
Gemella immagine
che mi guarda,
apatica
ed ogni giorno mi ricorda
che esisto
<debbo> fare questo
e non quello,
passivamente ubbidisco al comando!
La mia anima abulica
assiste  impotente
a questa giornaliera prostituzione.
 
                       
 
La poesia è lotta e costruzione, nonché esaltazione dei valori umani, come scrive il critico Fulvio Fasullo “capace di penetrare la convulsa realtà dei nostri giorni, di interpretarne le vastissime significazioni penetrando tra i risvolti di un meccanismo alla base del quale prevalgono due elementi di uguale consistenza: la liberazione da ogni superfluo bavaglio restrittivo e l’affermazione di più giuste rivendicazioni”. C'è "un mondo interiore- come scrive il critico Stefano Valentini- che di continuo si protende verso l'esterno, non appagandosi mai del proprio mondo privato ma confrontandosi di continuo con quanto- non sempre benignamente, purtroppo- la realtà quotidiana mette davanti alla nostra coscienza di uomini". Ma  la poesia di Somma non è soltanto civile, in quanto analitica e accorata osservazione della società sempre più meccanizzata ed industrializzata e ingiusta, ma altresì un sinodo denunciario di un male storico e metastorico.
 
Non riesco più a vedere
 
la Croce
 
sulla chiesetta della montagna.
 
I leoni danzano felici,
 
nella foresta del mondo,
 
e gli animali più deboli
 
muoiono!
 
Requiem per chi ha fame!
 
Il lupo è sazio.
 
Una rondine trema…
 
Poeta, perché piangi?
 
Chi vuoi che oggi asciughi
 
le tue lacrime?
 
L’uomo-podista
 
Rincorre il suo traguardo; 
 
il danaro.
 
Il fanciullo gioca
 
Col suo Robot;
 
il fratello più grande
 
cerca la sua verità
 
negli allucinogeni.
 
Il loro papà è in piazza
 
tra la massa di scioperanti
 
con un cartello in mano.
 
L’ancor giovane madre
 
ha lasciato i fornelli
 
per correre al tavolo da gioco.
 
Il cielo è affollato
 
da mostri di ferro
 
che torturano
 
gli uccelli impauriti.
 
Poeta, piangi?
 
Anch’io non vedi
 
sfogo la mia impotenza
 
stringendo, rabbiosamente,
 
sulla mia spiaggia d’ideali perduti
 
una conchiglia morta!
 
 
 
Una poesia filosofica quella di Somma, imperniata di pessimismo: storico per la condizione dell’uomo contemporaneo, ma al contempo insito nella natura umana stessa e quindi creaturale. Nella poesia Pessimismo sembra riecheggiare il concetto leopardiano di pessimismo storico e cosmico: 
 
Dorme la mia musa
 
sulla stanca estate
 
dei miei sogni
 
ancora bambini.
 
Dal letargo dell’estro
 
emerge
 
solo una volontà
 
sconfitta.
 
La sorgente del pensiero
 
si è smarrita
 
nel labirinto dell’oblio.
 
La mia anima,
 
afona,
 
non emette più suono;
 
ed è inutile ogni impetrazione
 
è la fine!
 
 
 
La dignità di consapevolezza porta ad una momentanea afasia poetica. Anche se il poeta contemporaneo ha perso l’aureola,  l’albatro poetico continua a volare in alto, seppur lontano da ogni esibizionismo iconoclasta. Nonostante una conscia autominimizzazione del ruolo del poeta, Luciano Somma considera la poesia testimonianza di vita, trasmissione imperitura di umanità e al contempo nettare di sensibilità e di amore.  Il poeta è conscio che i suoi versi potrebbero apparire velleitari alle teste ordinate di un mondo massificato e multiglobale, ma osa andare controcorrente e continua a farli volare e librare, poiché sono nettare melico di filantropia nel teatro dell’umano, nella noia consociata e criminale del presente, come leggiamo dalla poesia Perdonateci:
 
Perdonateci  
 
di vivere in un mondo         
 
 a forma di colomba                                       
 
e non tra fiori finti   
 
 perdonateci                                                  
 
se rifiutiamo limiti e frontiere        
 
e trasformiamo        
 
fili spinati in palpiti d’amore          
 
non ci è concesso forse d’impazzire?         
 
Che razza strana     
 
siamo noi poeti         
 
specie che spesso va 
 
controcorrente         
 
volando verso cieli tersi       
 
liberi  
 
perdonateci   
 
per questo nostro osare.
 
 
 
La voce crepuscolare del poeta civile, altrove si ritira nei meandri del proprio io e ascolta e descrive la fibra più intima del suo essere uomo, caratterizzato da strali di malinconia, attacchi di noia e da compiaciuto e languido ripiegamento interiore, come leggiamo nella poesia Ergastolo:
 
 
 
Il mare
 
visto
 
da dietro una cella
 
ha sempre lo stesso colore:
 
rosso-sangue!
 
Lo sguardo,
 
che precede il pensiero,
 
vede all’orizzonte
 
l’atrocità del suo passato.
 
E vanno,
 
monotoni,
 
i giorni e le notti,
 
solo il cuore
 
ferito
 
dalle spine del rimorso
 
balla disordinatamente,
 
alla ricerca disperata
 
dell’ossigeno di un perdono
 
che resterà crisalide
 
nella sua ferma storia.
 
E passeranno gli anni
 
 
 
lenti, inesorabili;
 
poi scenderà il sipario
 
e si concluderà
 
il dramma
 
di un’esistenza
 
mai vissuta.
 
 
 
Tenerezza e indulgenza approdano spesso ad un intimismo analitico, sensibile e palpitante verso la percezione dell’esistenza. Nel gomitolo dell’ anima, Luciano Somma sembra cantare la disillusione della  vita, come leggiamo nella poesia Sogni:
 
 
 
Sogni
 
fette di luna
 
sparse
 
sul cuscino della vita.
 
Dove angeli e démoni
 
si alternano.
 
Sogni
 
fedeli compagni
 
della notte
 
destinati a morire,
 
all’alba,
 
come un giorno noi.
 
 
 
Dall’intimo all’universale, la poesia di Luciano Somma è melica di sentimento e sensazioni, è soffio d’umano pathos e abbraccio filantropico e di cristiana carità, come testimonia la poesia 2000:
 
 
 
Alle soglie      
 
del nuovo giorno      
 
un’alba          
 
dal cielo terso
 
accoglierà      
 
un volo di speranza 
 
aquiloni         
 
diretti verso il sole    
 
dove il Cristo
 
dei giusti        
 
attende i fratelli        
 
d’ogni razza e colore           
 
dove Dio-padre buono-       
 
vegliera` sui suoi figli           
 
forse  
 
la macchina-uomo   
 
fermerà i suoi ingranaggi   
 
torneranno   
 
a suonare le campane          
 
e la preghiera                       
 
sarà uncanto d’amore         
 
per l’umanità

                                                                           Prof. Massimiliano Badiali