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Luciano Somma è senz’altro uno dei più conosciuti poeti e
cantautori d’Italia. Moltissimo si legge di lui, in quanto è
forse lo scrittore italiano del web più cliccato, ma è
necessario cercare in questo zapping multimediale, un filo rosso
che sovrintende, che analizza l’eziologia e i leitmotiv della
sua arte. Parlando dell’uomo, il critico e amico Mauro
Montacchiesi scrive: “Zuccheroso, impressionabile ed enigmatico.
Dona il suo amore con grande affetto e propensione fisica. In
virtù del suo carattere emotivo e magnanimo è incline a riempire
la sua vita di obiettivi filantropici. Dalla nascita sente la
necessità di appartenere ad un universo totale, di identificarsi
in un granello di sabbia di una spiaggia sconfinata. L’aspetto
che di più risalta del suo carattere, è quella specie di purezza
e di pseudo-ingenuità che sgorga dal suo modo di fare e dai suoi
sentimenti. La necessità di essere avvolto dall’amore e da una
corazza di difesa, fa di lui un uomo modesto e fedele, in ogni
occasione proclive all’abnegazione di sé a vantaggio degli
altri. Massima espressione di apertura e di disponibilità, sa
benissimo che il genere umano è molteplice e complicato. Tutto
ciò stimola in lui fiducia, sogno, pietà e lo irradia di un
alone d’incanto e di suggestione.” La poesia nasce
dall’osservazione attenta e all’unisono umana dell’umanità che
circonda l’uomo, come leggiamo nella poesia Una Luce:
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- Ovunque è violenza!
- Cammino…
- Sul viso gli schiaffi dell’odio
- sui muri lo sputo del disprezzo
- negli occhi il soffio della morte
- nel cuore un ferro rovente.
- La mia coscienza si offusca,
- il tempo corre
- più veloce della mia memoria,
- più non ricordo il sole.
- Ad un tratto, improvviso,
- il pianto, dimenticato,
- il chiaro sorriso di un bimbo
- che all’angolo mi tende la mano…
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La
poesia di Somma è poesia di denuncia sociale del male di esistere e
di vivere: è poesia civile, come scrive il critico Fulvio Fasullo,
liberata dalle castigate geometricità del suo disegno
architettonico: “è moderna – per converso – in quanto sicuro
elemento d’una mutata realtà, e perché essa riesce a raccogliere e
fare proprie quelle istanze sociali che premono – con una baldanza
fatta audace da secoli d’imperio – e che peraltro è giusto, è
civile, è umano siano infine raccolte e tradotte in fatti concreti”,
come leggiamo nella poesia Psico:
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- Nello specchio
- un volto:
- io!
- Mostruosa macchina
- condizionata
- da troppi,
- meschina
- ridicola.
- E non poterla cancellare
- dalla lavagna della vita
- con un semplice cassino.
- Gemella immagine
- che mi guarda,
- apatica
- ed ogni giorno mi ricorda
- che esisto
- <debbo> fare questo
- e non quello,
- passivamente ubbidisco al comando!
- La mia anima abulica
- assiste impotente
- a questa giornaliera prostituzione.
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La poesia è lotta e
costruzione, nonché esaltazione dei valori umani, come scrive il
critico Fulvio Fasullo “capace di penetrare la convulsa realtà dei
nostri giorni, di interpretarne le vastissime significazioni
penetrando tra i risvolti di un meccanismo alla base del quale
prevalgono due elementi di uguale consistenza: la liberazione da
ogni superfluo bavaglio restrittivo e l’affermazione di più giuste
rivendicazioni”.
C'è
"un mondo interiore-
come scrive il critico Stefano Valentini- che
di continuo si protende verso l'esterno, non appagandosi mai del
proprio mondo privato ma confrontandosi di continuo con quanto- non
sempre benignamente, purtroppo- la realtà quotidiana mette davanti
alla nostra coscienza di uomini".
Ma la
poesia di Somma non è soltanto civile, in quanto analitica e
accorata osservazione della società sempre più meccanizzata ed
industrializzata e ingiusta, ma altresì un sinodo denunciario di un
male storico e metastorico.
- Non riesco più a
vedere
- la Croce
- sulla chiesetta della montagna.
- I leoni danzano felici,
- nella foresta del mondo,
- e gli animali più deboli
- muoiono!
- Requiem per chi ha fame!
- Il lupo è sazio.
- Una rondine trema…
- Poeta, perché piangi?
- Chi vuoi che oggi asciughi
- le tue lacrime?
- L’uomo-podista
- Rincorre il suo traguardo;
- il danaro.
- Il fanciullo gioca
- Col suo Robot;
- il fratello più grande
- cerca la sua verità
- negli allucinogeni.
- Il loro papà è in piazza
- tra la massa di scioperanti
- con un cartello in mano.
- L’ancor giovane madre
- ha lasciato i fornelli
- per correre al tavolo da gioco.
- Il cielo è affollato
- da mostri di ferro
- che torturano
- gli uccelli impauriti.
- Poeta, piangi?
- Anch’io non vedi
- sfogo la mia impotenza
- stringendo, rabbiosamente,
- sulla mia spiaggia d’ideali perduti
- una conchiglia morta!
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Una
poesia filosofica quella di Somma, imperniata di pessimismo: storico
per la condizione dell’uomo contemporaneo, ma al contempo insito
nella natura umana stessa e quindi creaturale. Nella poesia Pessimismo sembra riecheggiare il concetto leopardiano di
pessimismo storico e cosmico:
- Dorme la mia
musa
- sulla stanca estate
- dei miei sogni
- ancora bambini.
- Dal letargo dell’estro
- emerge
- solo una volontà
- sconfitta.
- La sorgente del pensiero
- si è smarrita
- nel labirinto dell’oblio.
- La mia anima,
- afona,
- non emette più suono;
- ed è inutile ogni impetrazione
- è la fine!
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La
dignità di consapevolezza porta ad una momentanea afasia poetica.
Anche se il poeta contemporaneo ha perso l’aureola, l’albatro
poetico continua a volare in alto, seppur lontano da ogni
esibizionismo iconoclasta. Nonostante una conscia autominimizzazione
del ruolo del poeta, Luciano Somma considera la poesia testimonianza
di vita, trasmissione imperitura di umanità e al contempo nettare di
sensibilità e di amore. Il poeta è conscio che i suoi versi
potrebbero apparire velleitari alle teste ordinate di un mondo
massificato e multiglobale, ma osa andare controcorrente e continua
a farli volare e librare, poiché sono nettare melico di filantropia
nel teatro dell’umano, nella noia consociata e criminale del
presente, come leggiamo dalla poesia Perdonateci:
- Perdonateci
- di vivere in un mondo
- a forma di colomba
- e non tra fiori finti
- perdonateci
- se rifiutiamo limiti e frontiere
- e trasformiamo
- fili spinati in palpiti d’amore
- non ci è concesso forse d’impazzire?
- Che razza strana
- siamo noi poeti
- specie che spesso va
- controcorrente
- volando verso cieli tersi
- liberi
- perdonateci
- per questo nostro osare.
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La
voce crepuscolare del poeta civile, altrove si ritira nei meandri
del proprio io e ascolta e descrive la fibra più intima del suo
essere uomo, caratterizzato da strali di malinconia, attacchi di
noia e da compiaciuto e languido ripiegamento interiore, come
leggiamo nella poesia Ergastolo:
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- Il mare
- visto
- da dietro una cella
- ha sempre lo stesso colore:
- rosso-sangue!
- Lo sguardo,
- che precede il pensiero,
- vede all’orizzonte
- l’atrocità del suo passato.
- E vanno,
- monotoni,
- i giorni e le notti,
- solo il cuore
- ferito
- dalle spine del rimorso
- balla disordinatamente,
- alla ricerca disperata
- dell’ossigeno di un perdono
- che resterà crisalide
- nella sua ferma storia.
- E passeranno gli anni
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- lenti, inesorabili;
- poi scenderà il sipario
- e si concluderà
- il dramma
- di un’esistenza
- mai vissuta.
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Tenerezza e indulgenza approdano spesso ad un intimismo analitico,
sensibile e palpitante verso la percezione dell’esistenza. Nel
gomitolo dell’ anima, Luciano Somma sembra cantare la disillusione
della vita, come leggiamo nella poesia Sogni:
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- Sogni
- fette di luna
- sparse
- sul cuscino della vita.
- Dove angeli e démoni
- si alternano.
- Sogni
- fedeli compagni
- della notte
- destinati a morire,
- all’alba,
- come un giorno noi.
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Dall’intimo all’universale, la poesia di Luciano Somma è melica di
sentimento e sensazioni, è soffio d’umano pathos e abbraccio
filantropico e di cristiana carità, come testimonia la poesia 2000:
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- Alle soglie
- del nuovo giorno
- un’alba
- dal cielo terso
- accoglierà
- un volo di speranza
- aquiloni
- diretti verso il sole
- dove il Cristo
- dei giusti
- attende i fratelli
- d’ogni razza e colore
- dove Dio-padre buono-
- vegliera` sui suoi figli
- forse
- la macchina-uomo
- fermerà i suoi ingranaggi
- torneranno
- a suonare le campane
- e la preghiera
- sarà uncanto d’amore
- per l’umanità